Articolo provocatorio del grande Vassalli. E' del 2000 e ancora mi induce a riflessione! Poi passare dalla riflessione alla pratica è tutta un'altra faccenda. Ovvio.
"Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself. I am large, I contain multitudes." (Walt Whitman)

Bue eterno di Sebastiano Vassalli

Non ho il computer. Non ho il telefonino. Detesto, sopra tutte le altre novità della lingua italiana, l'espressione in tempo reale. Non voglio che chi mi cerca mi trovi in tempo reale. Preferisco essere trovato nel mio tempo che, come tutti i tempi dell'uomo, passati presenti e futuri, ha in sé un pizzico di realtà e un pizzico di irrealtà. Chi mi cerca può trovarmi subito, se sono in casa, e se non ci sono mi troverà tra un'ora o tra una settimana. In ogni caso, non cambierà niente. Le cose veramente importanti nella vita (pochissime) non sono mai urgenti. «A pagare e a morire c'è sempre tempo», dice il proverbio. E poi il tempo non è così misurabile come credono i più. Il tempo è uguale soltanto per gli orologi. Nella vita è elastico: velocissimo per chi ha fretta di arrivare, e arriva sempre in ritardo; lentissimo per chi vuole farlo passare, e lui, il tempo, non passa mai.
«Se corri» dice una poesia del poeta spagnolo J.R. Jiménez, «il tempo volerà davanti a te, come una cavallina di marzo. Se andrai adagio; ti seguirà come un bue eterno».

Non sempre, anche quando sono in casa, rispondo al telefono, e non sempre apro le lettere che mi arrivano. Se penso che contengono cose sgradevoli, o richieste a cui non voglio aderire, o se vengono da persone che non mi piacciono, le metto in un contenitore di cartone dove c'è la posta non aperta, e rimangono lì per sempre. Anche questo aiuta a vivere con lentezza.

(L'editore Giulio Einaudi, una volta volle vedere il mio archivio delle lettere non aperte e mi chiese di regalargli quelle su carta intestata della sua casa editrice. Gli risposi che, se non le avevo lette, erano comunque protette dal segreto epistolario, e che non potevo dargliele)

Scrivo a mano, da sempre. La scrittura è un processo alchemico, è la più grande magia che l'uomo abbia inventato nel corso dei millenni. La nostra civiltà, il progresso: tutto nasce dalla scrittura e tutto ritorna all scrittura. Anche l'elettronica. Anche il computer che, in definitiva, è un mezzo per trasmettere scrittura. Ma la scrittura ha i suoi tempi, che non appartengono all'elettronica e nemmeno alla meccanica delle vecchie macchine da scrivere. Il tempo della scrittura è il tempo della mano che traccia i segni sul foglio, seguendo l'andirivieni dei pensieri. La mano scrive, cancella, torna a scrivere, finché il pensiero non ha trovato la sua esatta formulazione nei ghirigori neri che percorrono il foglio. Allora, e soltanto allora, il Genio della scrittura sorride. La pagina si illumina.

La velocità accorcia la vita. La lentezza, purtroppo non la fa diventare più lunga, ma ci tiene ancorati alla nostra fisicità, che è scandita dal nostro respiro, dal nostro bisogno di cibo e di sonno, dalle nostre necessità corporee...

«Non usare il computer non è un motivo di vanto». Me lo dicono in molti, e anch'io so che una scrivania senza computer, nell'anno 2000 d.C. è un anacronismo. So di essere anacronistico, e se pensassi di vivere ancora un secolo giuro che me ne preoccuperei. Ma siccome la mia esistenza, probabilmente, non sarà così lunga, voglio che il tempo che mi rimane cammini dietro a me lentamente, come un bue eterno.

published by Corriere della Sera on March 15th, 2000 (used w/o permission,
but reprinted in entirety with full credit given)
source: http://www.corriere.it